Calendario dell’Avvento – Himmelswächter – Giorno 9

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Fonte: Claudias Bücherregal – ©Emily Kay
Data: 9 Dicembre 2011
Traduzione: ©Emily Kay Italia

VIETATO COPIARE O PUBBLICARE ALTROVE LA TRADUZIONE!

CAPITOLO 2

Durante la notte sentii una chiave girare nella serratura, che poi scattò, e sentii che la porta di casa veniva chiusa delicatamente. Due voci bisbigliarono nel corridoio e pochi secondi dopo c’era di nuovo un assoluto silenzio.
Mi svegliai di soprassalto e sbattei gli occhi. Il collo mi faceva male e me lo sentivo come irrigidito. Lo massaggiai con una mano e girai la testa con cautela a destra e a sinistra. Poi mi resi conto che alla fine dovevo essermi addormentata. La prima volta dopo più di una settimana. Mentre dormivo aveva smesso di piovere, dei luminosi raggi di sole inondavano la mia stanza e fuori dalla mia finestra era ripreso il baccano che mi aveva svegliato. Ancora assonnata, mi strofinai gli occhi e barcollai verso la finestra per scoprire chi era il responsabile di quel pandemonio. Mr Bilbo era accovacciato fuori sul davanzale della finestra e strillava come un’aquila, emettendo dei suoni talmente rauchi che mi faceva pensare più ad un’oca che ad un gatto. Mi schermai dal sole con una mano e guardai nella direzione verso la quale il gatto strillava. In un primo momento non vidi nulla, ma poi individuai fra i rami del ciliegio la ragione che aveva scatenato l’ira di Mr Bilbo. Laggiù c’era appollaiata una gazza che lanciava a sua volta i suoi gridi di guerra. La scena era esilarante, Mr Bilbo strillava contro la gazza quando questa stava in silenzio, e viceversa. Il gatto trovava chiaramente inaudito che questa intrusa avesse avuto la sfacciataggine di farsi una pausa sul suo ciliegio. Ridacchiai, ma dovetti subito portare una mano al mio collo dolorante. Probabilmente mi ero distesa male o forse era entrata un po’ di corrente per via della finestra aperta semi-aperta. Decisi di farmi una doccia calda, di certo mi avrebbe aiutato. Presi rapidamente un asciugamani, della biancheria pulita, le calze, la mia T-shirt rosa e dei pantaloni cargo e mi infilai nel bagno, che si trovava proprio di fronte alla mia stanza. Il giorno precedente avevo già riposto i miei accessori da toeletta nella metà libera del mobiletto a specchio del bagno. Il getto d’acqua calda della doccia mi fece bene. Chiusi gli occhi e per un momento rimasi completamente immobile, lasciando che l’acqua tamburellasse sulla mia testa. Forse in fondo le cose sarebbero migliorate, pensai fra me. Finalmente la scorsa notte ero riuscita nuovamente a dormire, e quello era già un buon inizio. Mi tornarono in mente le parole di Nora. Sai, quello che si sogna la prima notte, è destinato ad avverarsi. Avevo forse sognato qualcosa? Se era così, non riuscivo a ricordare nulla. Ci pensai su per un po’, ma poco dopo decisi di lasciar perdere e di non pensarci più. Poi presi il gel doccia al melone e mi insaponai.

Fresca di doccia e con i capelli ancora umidi mi diressi in cucina, dato che il mio stomaco reclamava a gran voce del cibo.
Mentre attraversavo il corridoio, sentii due voci. A quanto pareva Nora aveva di nuovo visite. Probabilmente Jerome era passato di buon mattino per farsi fare di nuovo le carte nella speranza di confutare le precedenti previsioni. A quel pensiero mi venne da sorridere. Perciò fui ancora più sorpresa quando entrando nella sala da pranzo vidi un giovane sconosciuto a torso nudo con addosso solo degli shorts seduto con Nora al tavolo da colazione.
“Oh, buongiorno”, dissi in tono sorpreso, arretrando automaticamente di qualche passo. “Posso anche fare colazione più tardi, se…”
“Buongiorno, Amy. Non dire sciocchezze. Guarda, abbiamo apparecchiato anche per te”, disse Nora indicandomi un terzo coperto e dandomi ad intendere di prendere posto. “A proposito, lui è Nate, il mio ragazzo.”

“Ciao Amy, piacere di conoscerti”, disse con un sorriso, porgendomi la mano. Il suo corpo muscoloso era ricoperto da svariati tatuaggi, persino sul collo aveva tatuato delle fiamme gialle e arancioni che sembravano divampare dal suo corpo. Nel lobo allargato di un’orecchio aveva un dilatatore con la forma e l’aspetto di un dado e nell’altro orecchio serpeggiava una spirale nera. Stranamente Nate non aveva piercing sul viso, ma in compenso aveva dei piercing a barretta ai capezzoli. I capelli bruni di Nate erano ritti e arruffati, come se non si fosse ancora pettinato.
“Sono spesso qui per colazione”, disse.

Il mio sguardo cadde sulla scodella davanti a lui. Dentro c’era una pasta cremosa mescolata a del cioccolato fuso. “Gelato?”, chiesi. “Mangi veramente il gelato a colazione?”
“Sì, lo so, è un po’ insolito, e tu non sei nè la prima e presumibilmente non sarai nemmeno l’ultima persona che me lo dice.” Nate si passò una mano fra i capelli arruffati. “Ma io vado matto per il gelato. Devo mangiarlo almeno quattro volte al giorno e una colazione senza gelato alla vaniglia e salsa di cioccolato non esiste proprio.”

“Come ti ho già detto, qui non c’è niente di normale”, disse Nora facendomi l’occhiolino.

© Emily Kay

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Tradotto col consenso dell’autrice, Emily Kay. Questa traduzione NON può essere utilizzata a fini commerciali e NON può essere pubblicata altrove senza il permesso scritto da parte di Emily Kay e Emily Kay Italia. Se volete condividerla, vi prego di fornire semplicemente un link a questa pagina. Grazie.

Translated with the consent of the author, Emily Kay. This translation is NOT to be used for commercial purposes and it is NOT to be published anywhere else without written permission from Emily Kay and Emily Kay Italia. If you wish to share it, please simply provide a linkback to this page. Thank you.

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