
Fonte: Claudias Bücherregal – ©Emily Kay
Data: 19 Dicembre 2011
Traduzione: ©Emily Kay Italia
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Nel pomeriggio un medico venne a visitarmi. Dal taschino del suo camice spuntava una penna e appena sotto c’era appuntato un cartellino col suo nome: Dr Sullivan. Mi spiegò il motivo della fasciatura intorno alla testa e dell’ago nella mia mano destra e il perchè mi trovassi in ospedale.
“Lei è crollata a terra e poi ha perso i sensi, cadendo sui binari, proprio davanti al treno che stava arrivando in stazione. Riesce a ricordarselo?”
Scossi la testa in silenzio. Il medico aspettò un momento, ma siccome restavo in silenzio, continuò col suo racconto.
“Bene. È solo ed unicamente grazie al coraggioso intervento di un altro passeggero in attesa del treno, se è ancora viva. È saltato sui binari e l’ha salvata all’ultimo momento, prima che il treno potesse travolgerla. L’uomo ha persino fatto una chiamata d’emergenza col suo cellulare, ma poi è letteralmente sparito senza lasciare traccia. Non sappiamo di chi si tratti, abbiamo solo le testimonianze delle persone che in quel momento si trovavano sul marciapiede. Ma in ogni caso è un eroe.
Di colpo il mio cuore prese a battere più forte. “Che… che aspetto aveva?”
“Come scusi?”, il medico alzò gli occhi dalla mia cartella clinica.
“L’uomo che mi ha salvata. Che aspetto aveva?”. Trattenni il respiro.
“Mmh… da quel che so doveva essere alto, molto magro ed aveva i capelli neri.”
Per una frazione di secondo il mio cuore smise di battere. Era lui. Sapevo che doveva essere lui.
“Ah sì, portava un appariscente cappotto lungo di pelle ed i suoi capelli erano pettinati all’insù, in uno stile molto moderno.” Il dottor Sullivan fece un movimento con le mani che non poteva nemmeno lontanamente riuscire a descrivere i capelli del mio salvatore.
Le mie guance ardevano per l’eccitazione ed il mio cuore saltava come se fosse su un trampolino.
“In quel momento lei doveva avere un gran buon angelo custode accanto a sè”, disse il dottor Sullivan strappandomi ai miei pensieri. “Non solo l’ha salvata dal treno, ma ha anche immediatamente informato l’ambulanza. È stato un vero e proprio colpo di fortuna. Devo dirle ancora qualcosa, Amy”, disse schiarendosi la voce. “Dopo essere stata portata in ospedale, le abbiamo diagnosticato un’emorragia cerebrale. Si tratta di una cosiddetta rottura di aneurisma. Abbiamo dovuto operarla subito d’urgenza e nel corso dell’operazione sono sorte delle complicazioni.” Si passò una mano fra i capelli brizzolati e poi me la posò sul braccio. “Abbiamo dovuto rianimarla. Grazie a Dio è andato tutto bene, tuttavia dovremo fare dei controlli regolari per assicurarci che lei non abbia riportato dei danni permanenti.”
Deglutii, annuii ed accettai di sottopormi alle visite successive. Poteva essere che fossi morta per un breve lasso di tempo? E che per questo motivo avevo incontrato i miei nonni e la zia Sarah? Espirai lentamente. Era questo quello che avevo visto? L’altro lato, il cielo, il paradiso o anche l’aldilà che dir si voglia? Dovevo assolutamente parlarne con Jarvis. Ma prima dovevo innanzitutto chiedere una cosa all’infermiera Mary, che si era già presa cura di me quando ero in terapia intensiva.
Quando mi fui sistemata e poco dopo mi portò la cena, mi sentii pronta ad azzardare un altro passo. “Mary, per caso si ricorda delle persone che sono venute a farmi visita mentre ero in terapia intensiva?”
L’infermiera alzò le sopracciglia. “Ma certamente! Che cosa credi? In fondo ogni visitatore deve prima registrarsi ed inserire il proprio nome e l’ora in un elenco.”
Mi si fermò il respiro. C’era un elenco! “Oh, ehm… potrei vedere la lista, per caso?”
Mary aggrottò la fronte. “Beh, questo nei diciotto anni che ho passato in questo ospedale non me lo aveva chiesto ancora nessuno”, disse scuotendo la testa. “Ma d’accordo, te la porto subito.”
Stavo ascoltando un nuovo episodio della storia clinica della mia compagna di stanza, o almeno facevo finta, quando la testa dell’infermiera Mary fece capolino dietro la porta. “Allora signorina, ecco l’elenco.”
“Grazie”, dissi ed afferrai la cartelletta gialla a cui era fissato un foglio scritto. Passai velocemente in rassegna i nomi. Christy Chaplin, Joe Chaplin, Nora Cauley, Jarvis Brewer, Nate Emerick. “Manca un nome.”
“Come?”, chiese riprendendo la cartelletta e leggendo la lista. “Che nome dovrebbe mancare?”
“Io… io non so il nome”, dissi dopo un attimo di esitazione. Mary mi guardò con diffidenza, dubitando chiaramente della mia capacità di intendere e di volere.
“Ma so di aver ricevuto la visita di un ragazzo con i capelli neri. Mi ha anche salvato dai binari, sa?”
“Ma io non ricordo di aver visto nessun ragazzo con i capelli neri.” Mary scosse energicamente la testa. “Se così non fosse, anche il suo nome sarebbe stato sulla lista. Senza la registrazione a questa lista nessuno entra in terapia intensiva. Nè si entra, nè si esce.”
© Emily Kay
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